Essere o non Essere

Caparezza, richiamando Karl Jaspers e il suo studio su Van Gogh, ha parlato di una cosa che molti ignorano: la spinta creativa può diventare tanto più forte quanto più forte è ciò contro cui deve reagire.


Io questa cosa la conosco.


Ci sono giorni in cui il corpo decide per me.

Mi mette limiti, mi cambia i programmi, mi rallenta, mi fa tremare, si prende il suo spazio.


Prendendosi anche una parte di fotografia.


Ho dovuto fare delle rinunce, questo sì.

Ho dovuto lasciare alcuni lavori, alcuni modi di fotografare, alcune cose che pensavo avrei continuato a fare per sempre.

Ma è comunque rimasta...cambiando forma.


Quel corpo estraneo di cui avrei volentieri fatto a meno, mi ha costretto a guardare diversamente.

Mi ha fatto rallentare.

Mi ha fatto osservare cose che prima forse avrei attraversato senza vedere.

Mi ha fatto accettare l’errore, l’incertezza, la fragilità, il dubbio...il buio.


E così, mentre alcune possibilità si sono ristrette, la fotografia è diventata altro.

Più mia.

Più necessaria.

E' diventata il modo per fare ricerca, per pormi delle domande.


Come adesso.


Sono mesi che non pubblico.

Secondo la logica dei social, se non pubblichi scompari.

Devi esserci, alimentare, raccontare, mostrare.

Devi ricordare continuamente agli altri che esisti.


Ma perchéèè???


Una montagna di rumore per dire: guardatemi, sono ancora qui.

Quanta immondizia.

Quanta inutilità.


Non voglio aggiungerne altra.

Se continuerò a usare questo spazio, proverò a farlo diversamente.

Come un diario.

Come un posto dove lasciare qualcosa quando sento che vale la pena lasciarla.


Senza dover dimostrare niente.


Visibile…ma senza essere visto.